La storia che qui si racconta ci dice che c’è sempre qualcuno più a sud da poter rendere schiavo e da poter violentare. Quindi, non si
prevedono assoluzioni facili, né una storia di parte con cui sentirsi al riparo. Nessuno è innocente in assoluto, tanto da non mettersi in discussione, nemmeno le vittime, se non si ribellano. Questo breve saggio sul colonialismo fotografa in modo perfetto, la storia e
la situazione attuale con tutte le contraddizioni che il colonialismo si trascina dietro. Rita Al Khayat riesce a integrare la propria testimonianza personale e diretta con un’analisi storica molto dettagliata, obiettiva, priva di reticenze. Cosicché, appena qualcuno pensasse di essere dalla parte “giusta”, si apre una parentesi, in cui si avverte: …fino a un certo punto
RITA EL KHAYAT È nata a Rabat, è psichiatra, antropologa e scrittrice marocchina. Plurinominata a livello mondiale come candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2008, ha ricevuto la cittadinanza onoraria italiana nel 2006. Le sue opere si concentrano in particolare sulla
condizione delle donne nel Maghreb. Ha prodotto più di 350 articoli e 30 opere tra romanzi e saggi tradotti in varie
lingue. Tra le pubblicazioni in italiano: “Il Complesso di Medea”, Madri mediterranee, L’Ancora del Mediterraneo, 2006; “Il Legame”, Baldini, Castoldi, 2007.